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Il Pacific Trash Vortex

Un’isola (di spazzatura) grande 8 volte l’Italia e quanto il Mare Mediterraneo.

Secondo le ultime stime, il Pacific Trash Vortex ha un’estensione stimata tra 700.000 km² fino a più di 10 milioni di km² (cioè da un’area più grande della Penisola Iberica a un’area più estesa della superficie degli Stati Uniti), ovvero tra lo 0,41% e il 5,6% dell’Oceano Pacifico. L’Algalita Marine Research Foundation e la Marina degli Stati Uniti quantificano l’ammontare complessivo della sola plastica dell’area in un totale di 3 milioni di tonnellate. Tuttavia, si teme che vi possano essere fino a 100 milioni di tonnellate di detriti.

Anziché biodegradarsi, la plastica si fotodegrada, ovvero si disintegra in pezzi sempre più piccoli fino alle dimensioni dei polimeri che la compongono; nondimeno, questi ultimi restano plastica e la loro biodegradazione resta comunque molto difficile.

Anche se le plastiche non sono più visibili, i polimeri continuano a sopravvivere nei nostri mari.

Secondo uno studio condotto dall’Università di Newcastle i crostacei che vivono sui fondali della Fossa delle Marianne e in altre profondità oceaniche hanno ingoiato fibre artificiali, “plastiche”. I rilievi effettuati nei pressi della Fossa delle Marianne ha evidenziato che gli esemplari portati in superficie dai fondali in prossimità di Vanuatu presentavano nel 50% dei casi la presenza di corpi estranei. Il triste primato tocca alla Fossa delle Marianne, dove il 100% (!) degli esemplari prelevati presentava delle tracce di corpi estranei.

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